Thòlos o Cubburi

Tholos

Thòlos o Cubburi

Piccole e semplici costruzioni, simili ad igloo eschimesi, sorgono ancor oggi nelle contrade: Preda, Monte Castellazzo, Piano Danzi, Portella Zilla, Polverello, Taffuri, Pellizzaro e Monte delle Cerase.
Un tempo adibite a ricovero per i pastori, prendono il nome di “cubburi” (dal latino “cubescere”) o “tholos” (dal greco “cupola”) in quanto costituite da un ambiente unico concluso a cupola.

Dal punto di vista architettonico si contraddistinguono per la presenza di muri perimetrali (generalmente a secco), che assumono funzione portante, il vano d’ingresso con una (o due) architravi, poggianti sulla muratura perimetrale, la pseudo cupola di copertura e le nicchie interne. Ogni elemento contribuisce a ricreare una struttura circolare compatta, che la vegetazione spontanea mimetizza, anche a breve distanza, facendole risultare come un elemento integrante del paesaggio rurale di quest’area dei Nebrodi.

La particolare struttura delle Thòlos è legata alla copertura: una pseudocupola, ove sull’anello superiore è appoggiata una sottile lastra a chiusura del vuoto centrale, diversa dallo statico “concio in chiave” delle cupole classiche e che segna il passaggio intermedio dal sistema trilite a quello ad arco, avvenuto in tutto il bacino del Mediterraneo in perodo pre-preco. Studi e analogie riscontrate con le architetture minoico-micenee, ne fanno presuppore l’origine antichissima, ma l’attuale conformazione non lascia spazio a dubbi sulla presenza di molteplici interventi e manipolazioni susseguitesi nel tempo. Che si tratti di monumenti funerari o meno, come lascia intuire il signifcato del nome, lo storico Nicola Terranova accosta la crescita esponenziale nell’allestimento di Thòlos alla presenza degli arabi in territoro montalbanese, quando nel 1154 d. C. con la morte di Ruggero II, furono costretti a rifugiarsi sulle montagne.

Nel 2000 un accordo programmatico tra le amministrazioni comunali di Montalbano Elicona, San Piero Patti, Raccuia e Floresta, conduce all’avvio di un progetto per il recupero dei suddetti edifici. Così i lavori ultimati nel 2008 hanno restituito alla memoria dell’uomo 80 thòlos, inserite in un circuito tematico volto allo sviluppo del turismo rurale. Percorrendo dunque un sistema di sentieri segnati da apposita segnaletica e cartellonistica informativa, il visitatore potrà agevolmente raggiungere i punti indicati e orientarsi nelle aree interessate delle costruzioni.
Ciascuna Thòlos poi ha una scheda di catalogazione, che riporta la documentazione fotografica della costruzione e ne riassume le caratteristiche principali ai fini della salvaguardia.

Alcuni esempi di Thòlos, presenti nel Comune di Montalbano Elicona (Contrada Preda e Polverello) :

Tholos Preda UnoTholos Polverello

Francesca Bisbano

Link esterni:

  • Escursioni tra i cubburi (dal sito Escursioni Nebrodi Peloritani, con una mappa delle Tholos e altre informazioni)
  • Brochure di un progetto di “itinerario” tra i cubburi.
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L'autore

Francesca Bisbano

Giornalista pubblicista dal 2013, dal gennaio 2015 collabora con il comune di Montalbano Elicona per migliorarne i canali di pubblica informazione.

2 Comments

Lucia Cutuli (Aci Trezza, Catania)

29 Luglio 2016 at 11:16 am

Ieri ho visitato Montalbano Elicona: bellissimo. Però – come tutte le nostre cose – non abbastanza valorizzato: Visitare le tholos è impossibile: il sentiero è pieno di sterpaglia e impraticabile a dei normali turisti. Dei megaliti non sapevo nulla (eppure sono una maniaca di preistoria!) e in paese nemmeno, li considerano “naturali” e non opera dell’uomo (bisognerebbe pubblicizzarli di più). Il bellissimo castello, da cui si gode una vista incantevole, è -all’esterno – sporco e trascurato. Che peccato! Bisognerebbe valorizzare di più e meglio i nostri tesori culturali e paesaggistici. In quanto all’articolo, molto interessante , ma … sarebbe opportuno rivedere l’ortografia, prima di “pubblicare” (a volte il computer gioca brutti scherzi …) Lucia Cutuli

    Francesca Bisbano

    29 Luglio 2016 at 12:40 pm

    Buongiorno Lucia,
    grazie per le osservazioni. Andrò a correggere subito gli errori di battitura. Chiedo scusa! 😛
    Sui Megaliti dell’Argimusco sono state formulate varie teorie da Giuseppe Pantano (il loro scopritore) a Paul Devins e a dire del primo non sarebbero gli unici complessi megalitici, presenti nel territorio di Montalbano Elicona. Il problema della gestione e valorizzazione del patrimonio, storico-artistico e culturale locale è un po’ complicato. Basti pensare che i Megaliti non sono del comune e la gente recinta le tholos, per far pascolare il bestiame. Sul castello invece, sono già stati assunti provvedimenti al riguardo. Si parlava anche di ripristinare il sentiero dei Mulini, ma solo quando si riusciranno ad espropriare tutti i terreni. Mah speriamo bene

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