Archivio: I Megaliti dell’Argimusco

I megaliti dell'argimusco. foto di silvio scuto

I Megaliti dell’Argimusco

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I Megaliti di Montalbano Elicona sono roccioni di arenaria quarzosa, modellati in forme  suggestive, in contrada Argimusco, a circa 6 km da Montalbano, vicino al  Bosco di Malabotta.

La tradizione popolare e alcuni studiosi di storia locale hanno identificato diverse figure nelle forme delle rocce. A molti menhir è stato dato un nome e un'”identità” tradizionale: scoprile con noi.

L’aquila

L’Aquila è uno dei Megaliti di Montalbano Elicona più famosi e belli, anche perché è quello più facilmente riconoscibile, con il becco che punta verso l’Etna, visibile sullo sfondo da chi arriva dalla strada.

L'Aquila, forse il più famoso dei megaliti dell'Argimusco

L’Aquila, forse il più famoso dei megaliti dell’Argimusco

L’orante

Anche l’Orante (o Dea Neolitica) è una tra le rocce più conosciute del sito, parte della cosiddetta Rupe dell’acqua. Dal fianco sembra una figura femminile in atto di preghiera (appunto, “orante”), con le mani giunte e il volto rivolto a est.

L'Orante, uno dei più affascinanti Megaliti di Montalbano Elicona

L’Orante

Il sacerdote

Questa roccia è nota anche con il nome de il Guerriero. Vista da nord ricorda un viso umano allungato, con un foro in corrispondenza dell’occhio. Secondo alcuni studiosi l’occhio era legato a un possibile uso astronomico della roccia.

Il sacerdote, uno dei Megaliti di Montalbano Elicona

Il sacerdote

Il maschile e il femminile

Proprio all’ingresso del sito si trovano due rocce di forma allungata, la cui forma  richiama i simboli sessuali maschili e femminili. Secondo un’altra ipotesi le forme richiamerebbero invece una Civetta (o un Leone) e un Pellicano.

Il Leone e il Pellicano

Il Leone e il Pellicano

La Torre 

La Torre è una roccia di forma cubica, nota anche come grande sedile.

Il grande sedile

Il grande sedile

La Vasca


La vasca non è una megalite, ma una cavità rettangolare intagliata nella roccia, dalle dimensioni di circa 1,5 X 0,5 metri, ubicata proprio sopra la testa dell’Orante. L’uso non è chiaro. Forse era una vasca per la raccolta delle acque piovane, forse una vasca per riti battesimali o di guarigione o una tomba rupestre. E’ la più grande delle vasche e cavità artificiali presenti nel sito.

La vasca sull'Orante

La vasca sull’Orante

Il Babbuino

Il babbuino è una piccola roccia affiorante (piccola al confronto con le altre megaliti)  che ricorda vagamente il viso di un babbuino.

Il babbuino

Il Babbuino

Il Corvo

[in arrivo]

Il Teschio

[in arrivo]

Concludiamo presentandovi il bellissimo video di un breve viaggio tra i megaliti dell’Argimusco. Riprese aeree, regia e montaggio di Fotocolor Munnia.


I megaliti dell'argimusco. foto di silvio scuto

“I megaliti dell’Argimusco: Tra storia Scienza e Miti”



A Messina incontro, promosso dal Comune di Montalbano Elicona, per discutere le potenzialità turistico-attrattive del sito



Dalle Grotte della Gurfa (PA) al Monte San Basilio (CT), dalla Rocca di Cefalù a Monte

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Orante – Foto di Eugenia Bavastrelli

Giglione (Oliveri-Falcone) alla Grotta Mandra (Barcellona P.G.-Castroreale), in Sicilia sono moltissimi i luoghi misteriosi dalle origini antiche.

Fra le aree rivalutate e quelle che attendono di essere restituite alla memoria collettiva, la contrada Argimusco poco distante dal centro di Montalbano Elicona, eletto “Borgo dei Borghi 2015”, spicca per originalità. Studi passati e recenti ipotizzano una sua antropizzazione sin dall’epoca Neolitica e attualmente pur non essendo mai stati compiuti scavi archeologici ufficiali, si crede sia un antico calendario astronomico. La natura infatti lo ha dotato di un rilievo esclusivo, in quanto sul profilo orientale la Rocca Salvatesta a dominio del borgo di Novara di Sicilia, funge da indicatore equinoziale. Coppe e formelle intagliate sulle rocce suggeriscono poi l’esistenza di un primitivo sistema di misurazione delle piogge, mentre la vasca rettangolare sulla rupe dell’Orante potrebbe essere stata destinata alla celebrazione di culti mistico-religiosi.

Ancora l’Argimusco fa parte della pre-riserva del Bosco di Malabotta, uno dei più grandi contenitori di biodiversità animale, vegetale e forestale dell’intero bacino mediterraneo. Numerose sono le erbe benefiche che crescono sull’altopiano, pante che tra l’altro conservano un altissimo valore simbolico. Quest aspetti insieme alle problematiche legate alla fruizione turistica del sito, saranno trattati, venerdì 2 dicembre, nel convegno: “I megaliti dell’Argimusco- tra storia, scienza e miti”.

L’evento patrocinato dal comune di Montalbano Elicona in collaborazione con l’A.S.A.S. (Associazione Siciliana Arte e Scienza) l’università e l’amministrazione comunale di Messina, si terrà Venerdì 2 dicembre,  presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, ore 16,30.

Dopo i saluti istituzionali dei sindaci Filippo Taranto di Montalbano Elicona e Renato Accorinti di Messina, interverranno Maurizio Gaetano Pantano, autore del libro Megaliti di Sicilia, Nicola D’Amico, dottore in Scienze Naturali e guida turistico-ambientale e il dottor Giovanni Albano, direttore ASP 5 Messina e cultore di storia locale. Modera la dottoressa Alba Terranova.

Francesca Bisbano

In allegato la locandina dell’evento:

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Locandina del festival Pietre&Stelle 2016

“Pietre&Stelle 2016”: nuove prospettive di studio su Argimusco, la Stonehenge Siciliana

Tra miti e misteri i Megaliti dell’Argimusco nel comune di Montalbano Elicona, eletto “Borgo dei Borghi 2015”, rappresentano uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia. Il sito dall’origine dibattuta, fra chi lo considera un “Osservatorio Astronomico Naturale” e chi “opera d’Alchimisti medievali”, diventa oggetto di nuove prospettive di studio.

Si è svolto infatti, venerdì 19 agosto al castello Federico II di Montalbano Elicona, il terzo appuntamento del Festival “Pietre&stelle 2016”, con tema “L’Argimusco: Pietre e Culto dell’Acqua alla corte di Aragona”.
Sotto la direzione del dottor Andrea Orlando che nel 2004 al congresso internazionale di astronomia culturale dell’Università La Valletta di Malta, presentava la prima pubblicazione accademica su l’Argimusco, si sono ripercorse le tappe fondamentali della sua storia.

Solstitium_Argimusco_2014Tutto iniziò quarantanni fa con le intuizioni Professore Gaetano Maurizio Pantano, confluite poi nel saggio Megaliti di Sicilia del 1994 e sviluppate dal Professore Giuseppe Todaro. Oggi le ricerche del Dottor Orlando, si basano sull’analisi delle carte topografiche, come quella del “Regnum Siciliae” di Gerardo Mercatore del 1589 e diversi toponimi che segnalano la presenza presso Argimusco, di una fonte d’acqua particolare, utilizzata fin dall’antichità. I risultati sono stati conseguiti con l’impiego di nuove tecniche di indagine scientifica, quali il telerilevamento, il geo-radar e l’archeoastronomia, nonché attraverso un’approfondita indagine geologica, curata dal dottor Davide Gori, geologo e vice presidente dell’Istituto di Archeoastronomia Siciliana.

Dai reperti pervenuti dalle aree circostanti, non andrebbe esclusa un’antropizzazione dell’Argimusco, durante l’età del Bronzo. E’ probabile che l’area, sia stata utilizzata come luogo di sepoltura, una sorta di necropoli sacra d’altura. Ancora si ritiene che lo stesso, sia servito all’uomo per osservare i cieli e determinare l’alternarsi di cicli e stagioni.

In attesa che si effettuino scavi archeologici, per datarne l’esatta frequentazione, il dottor Orlando ha dichiarato: “L’Argimusco ha grandissime potenzialità dal punto di vista turistico e culturale, bisogna lavorare in sinergia con enti ed istituzione per rendere tale area tutelata e fruibile al pubblico nazionale ed internazionale. Voglio infine ringraziare l’Amministrazione Comunale e in particolare il Sindaco Dott. Filippo Taranto, per la sua grande disponibilità e sensibilità culturale”.

FB