Cosa vedere a Montalbano Elicona

casa di Mario

Che il suo nome derivi da “Mons albus” (monte innevato) come lo videro le prime truppe federiciane, giunte a conquistar la rocca o da “al-bana” (luogo eccellente) secondo il geografo Al-Idrisi (o Edrisi), quella offerta da Montalbano, oggi fra i 130 Borghi più Belli d’Italia, è una realtà tutta da scoprire. Scopri con noi cosa vedere a Montalbano Elicona.

Piccole casette, collocate su speroni di roccia affiorante, l’una addossata all’altra, costituiscono un pittoresco dedalo di vicoli, viuzze e sovrapassaggi d’età tardo-medievale, dominati dall’imponente castello svevo-aragonese, la cui prima testimonianza scritta risale al 1110 d.C. Quest’ultimo edificato su preesistenti tracce arabo-bizzantine è attualmente costituito dal mastio, un fortilizio normanno composto da un rettangolo, protetto ai lati corti da due torri: una a pianta pentagonale e l’altra quadrata (unica visitabile) e dal palatium svevo-aragonese in basso. La muratura perimetrale con 44 saittiere (alte 2 metri e larghe 6) è sempre databile al periodo svevo, mentre l’iscrizione “A.D. MCCLXX” fa supporre un intervento di manutenzione della cisterna situata nel baglio delle carceri, in età angioina. D’effetto è poi la “cuba”, alias la cappella reale con tre absidi (le due laterali ricavate dalle mura difensive) di chiaro stile bizantino, che secondo Fazello ospitò le spoglie del medico-alchimista Arnaldo da Villanova. La volta reca ancora i segni di sfarzosi e raffinati decori, ormai quasi cancellati dallo scorrere inesorabile del tempo, mentre i saloni del castello-palazzo (perché questa sembra essere stata la sua destinazione, sotto la dominazione aragonese) ospitano i due musei didattici “delle Armi Bianche” e “degli Strumenti Musicali”, ancora in allestimento.

Fuori dal Castello non mancano certo le opere architettoniche di grande interesse come la Basilica Minore dedicata a San Nicola, patrono di Montalbano, la cui esistenza è documentata fin dal XII secolo e nel “Libro delle Decime di Pietro Stella” del 1308 d.C. Il suo campanile fu voluto dall’arciprete Leonardo Saccone nel 1645, mentre tanto il tabernacolo, quanto la statua di San Nicola sono da attribuire alla Scuola del Gagini. La struttura ospita poi, un crocifisso ligneo del ‘400, un baldacchino barocco del ‘700 ed un dipinto di Guido Reni raffigurante l’ultima cena. Non di minore importanza sono le chiese di Santa Caterina d’Alessandria col suo portale romanico e la statua marmorea raffigurante la Santa del 1510 d.C. (sempre attribuita alla Scuola del Gagini); di San Michele Arcangelo (probabilmente del 1168 d.C.); di San Biagio (oggi quasi completamente distrutta e visibile solo dall’esterno) e dello Spirito Santo tutte ad un unica navata; nonché il Santuario di Maria SS della Provvidenza nella piazza principale, cui da il nome. Della chiesa di San Giovanni invece, rimane solo il rosone centrale con l’effige del santo e dell’ex Convento di Sant’Antonio (distrutto nel secondo dopoguerra per far posto all’attuale cimitero comunale) il pozzo dell’antico chiostro.

Chi visita Montalbano rimane colpito dal silenzio e dalla quiete, che sprigionano le pietre di un borgo, intriso di fascino antico. Difficile non far caso ad archi e sovrappassaggi, un tempo con scopo difensivo; impossibile non rimanere catturati dalla particolare conformazione di strade e viuzze, sulle quali s’addossano case di pietra arenaria e si scorgono, quasi intatte, antiche botteghe medievali;  difficile non rimanere ammaliati dallo spettacolo offerto dal piano dell’Argimusco, vero e proprio calendario astronomico e del Bosco incantato di Malabotta, ove è possibile ammirare ancora il volo dell’aquila reale. Che dire poi delle incredibili risorse naturalistiche, offerte dal territorio?

Per lo sport, la caccia, il ciclismo o semplice trekking è possibile discendere lungo il fiume Elicona, il cui corso è costeggiato dagli antichi mulini abbandonati negli anni ’60. Macine, ruote e saitte, inghiottite dalla vegetazione circostante, evocano situazioni lontane, luoghi che furono e saranno, impressi per sempre nella mente di quanti vorranno scoprire l’aspetto più selvaggio e recondito della Sicilia contadina.  Degne di nota sono anche le preistoriche Tholos, costruzioni molto simili ai trulli pugliesi (ben visibili perfino nella strada, che da Falcone, altezza Pellizzaro, conduce a Montalbano), utilizzate negli anni come ricoveri dei pastori e i presunti resti della reggenza della siculo-graca Abaceno al confine, con l’attuale territorio del comune di Tripi (luogo in cui per altro la città sorgeva).

In ultimo chi visita il borgo, cercando cosa vedere a Montalbano Elicona, non potrà far a meno di notare gli imponenti portali di Casa Franda, Miligi e Ballarino, fior della tardo ottocentesca nobiltà montalbanese e recarsi presso il museo Eugenio Belfiore, ospitato da Casa Parlavecchio (proprio di fronte alla Basilica di San Nicola); Palazzo Todaro di cui sono stati recuperati solo piccole parti dei pavimenti nei seminterrati ed i motivi degli antichi soffitti e la Casa Museo Fedele Aloisio (visibile solo su prenotazione).

 


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