Progettiamo la Città: giornata-studio promossa dall’Ordine degli Architetti di Messina e il Comune di Montalbano Elicona, per la tutela e valorizzazione della bellezza

Montalbano Elicona

Progettiamo la Città: giornata-studio promossa dall’Ordine degli Architetti di Messina e il Comune di Montalbano Elicona, per la tutela e valorizzazione della bellezza

Domenica 20 dicembre 2015, dalle ore 10,00, al convegno seguirà la consegna del Cartello “Comuni Fioriti” e la presentazione di “Sinestesie di Natale” presso il Castello Svevo- Aragonese Federico II



 

Montalbano Elicona – In arrivo “Progettiamo la Città” evento sulla riqualificazione urbana e ambientale, promosso dal Comune di Montalbano Elicona, dalla Città di San Marco D’Alunzio e dall’Ordine degli Architetti di Messina. Con Giovanni Lazzari, presidente del suddetto ordine di professionisti, Pino Falzea, presidente Fondazione Architetti di Messina, Antonio Presti, presidente della Fondazione “Fiumara d’Arte” e l’onorevole Serena Pellegrino, Deputato e Vicepresidente della Commissione Ambiente-Camera dei Deputati, i temi saranno la creazione del “Kilometro della Cultura” a San Marco e “Tutela e valorizzazione della Bellezza” per Montalbano Elicona.

Amministrazioni, cittadini ed esperti del settore s’incontreranno sabato 19 dicembre al Palazzo Congressi e degli Montalbano Borgo fioritoEventi – Margherita di Navarra di San Marco D’Alunzio e domenica 20 al Castello Federiciano di Montalbano Elicona, per riorganizzare insieme specifiche aree del territorio. Obiettivo è sviluppare beni e risorse disponibili, per investire nel settore turistico. Un percorso in parte già avviato dal Comune di Montalbano Elicona (Premio Italia E per la Bellezza e Borgo più Bello d’Italia 2015) con il recupero del castello e del centro storico, che continua con un Protocollo d’Intesa voluto dall’amministrazione Aluntina. A supporto dello sviluppo dell’economia nebroidea, San Marco punta sul Kilometro della Cultura (il corso più bello della Sicilia), destinato ad ospitare l’ IDEA- Museo della Scienza e della Tecnologia, il Museo Archeologico della Cultura e delle Arti Figurative Bizantine e Normanne – MAB, la Galleria d’Arte GADAM, il Centro Congressi Margherita Navarra, il Teatro dei Normanni, il Thik Tank un “serbatoio del pensiero”, dove poter avviare un confronto sulle politiche pubbliche in Sicilia e la Biblioteca Comunale con il Museo d’Arte Sacra.

Borgo di MontalbanoLa sfida parte dai Borghi dove eccellenza e qualità passano anche attraverso la “Bellezza”. Ed è proprio dal concetto di bello come bene comune, che Montalbano pensa a una possibile collaborazione con l’ARCHME di Messina. Il dibattito sarà aperto dal sindaco dottor Filippo Taranto e il vice-sindaco Onorevole Marcello Greco, presidente della V Commissione Lavoro-Formazione e Cultura ARS. Per l’occasione, con le miss e testimonial di bellezza Stella Giunta e Asia Tramontana, l’Amministrazione Comunale riceverà da Michele Isgrò Coordinatore Comuni Fioriti- Sicilia, il cartello con due Fiori rossi da apporre all’ingresso del paese.

La giornata proseguirà con le visite guidate nel borgo a partire dalle 14,00, l’inaugurazione del Presepe Artistico nella chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria e si concluderà con “Sinestesie di Natale”: la Natività attraverso forme, colori e odori, di Salvatore e Ilaria Caputo, ore 17,00 al castello.

Francesca Bisbano

In allegato il Programma dettagliato dell’evento:

Consegna cartello comuni fioriti montalbano elicona


Pietre dell'Argimusco

Il Fondaco dell’Argimusco

“Un Fundagu” è l’espressione grottesca con cui ancor oggi nel dialetto montalbanese si fa riferimento ad un luogo sudicio e poco dignitoso. L’etimo è da ricollegare all’arabo “funduq” che nel medioevo indicava “una casa-magazzino” (o anche una “stalla”) per l’alloggio e l’appoggio dei mercanti, nella contrattazione delle loro merci. Col tempo il fondaco si configurò sempre più come albergo-locanda, un edificio a più piani che poteva raggiungere le dimensioni di un intero quartiere. Era anche un importante centro di scambi e negoziazioni mercantili, una dogana governata dal balivo, il giudice delle controversie economiche.

Recenti ricerche ed un articolo apparso sul Settimanale Centonove del 27 settembre 2013 di Giuseppe Pantano, hanno riportato all’attenzione collettiva una costruzione in contrada Argimusco a pochi metri dall’ingresso dell’omonimo sito megalitico. L’edificio, secondo Pantano, ubicato lungo la vecchia trazzera regia che ripercorreva i tracciati romani in direzione di via Valeria sulla costa Tirrenica, sarebbe proprio un antico fondaco medioevale.

Il fondaco dell'Argimusco

Il Fondaco dell’Argimusco

A testimoniarlo: la notizia di Isidoro Testaferrata del 1817 che vi fa espressa menzione insieme a quello del Piano di San Giovanni (al centro), la prova dell’esistenza di diritti doganali riscossi per conto dei signori feudali dai Capitoli della Catapania e della Dogana di Montalbano del 1706 (quello dell’Argimusco era un punto di passaggio obbligato per accedere alle Terre di Montalbano), nonché la vicinanza con la contrada “Colle Barriera”, la cui denominazione lascia intendere le funzioni di confine e dogana sopra citati. Si aggiunge poi una lettera del re Federico III al fratello Giacomo d’Aragona del 1308 inviata dall’Argimusco e quelle poche, ma evidenti, tracce architettoniche, che suggeriscono quale fosse la sua conformazione originale: un unico ambiente sovrastato da una volta a botte di circa 4,5 m ed un passaggio murato al centro di essa, segno della preesistenza di uno o più piani elevati.

Il tempo e gli interventi scellerati dell’uomo hanno ormai Prestatore-di-denaro-e-contadino-1531stravolto l’aspetto del fondaco dell’Argimusco, che attualmente appare come un cubo a pianta quadrata, cui si accede da una porta architravata e sovrastata da un arco ogivale in conci appena sgrossati. Nonostante ciò Pantano suppone che in passato, l’edificio somigliasse ad una torre stilisticamente collegata a quelle del Castello, la cui costruzione è attribuibile alla “fase della Contea” con Bonifacio Anglona Lancia, zio del Re Manfredi.

  Francesca Bisbano



Dettaglio mulino mondo

Gli Antichi Mulini dell’Elicona

Il Mulino Mondo

Il Mulino Mondo

Nel celebre romanzo “I cari Luoghi del delitto”, Nicola Terranova revocando i giorni felici d’infanzia trascorsi sulle sponde del fiume Elicona, descrive i quattro grandi mulini che lo costeggiano : uno in calce e pietra al passo di Gambello (alimentato da una presa ad acqua a monte lungo il canalone che correva a serpentino nel declivio) e tre distanziati a valle, in corrispondenza dei principali valichi delle strade campestri.

Interno del Mulino

Interno del Mulino

Oggi i ruderi delle imponenti macchine ad acqua, appartengono alla categoria più antica di mulini presenti in Sicilia, quella “a Palmenti” costituiti da due ruote in pietra molto dura, delle quali solo una è mobile. Terranova racconta che dal “beccuccio di latta sotto la tramoggia il grano fluiva in un sottile rigagnolo nel bocchettone delle mole e veniva restituito in farina bianca e odorosa in un rivolo che via via faceva mucchio nel tinozzo”. Il grano dunque veniva fatto passare prima in un cono, tramite cui raggiungeva il centro del polverizzatore e poi attraverso lo spazio interposto tra le due ruote, per essere rotto, tagliato ed espulso radialmente a fine lavorazione.

Ciò che rimane dei mulini dell’Elicona è ormai il contrasto tra una natura isola 13vegetale rigogliosa, presagio d’inesauribili ricchezze idriche ed enormi complessi ruderizzati principalmente a causa dell’inaccessibilità di quei luoghi. (Es. il mulino di Gambello, poteva esser raggiunto solo percorrendo la mulattiera di carboniere in mezzo ai noccioleti). Rovi, edera e sterpaglie, hanno quasi inghiottito le tracce di una civiltà dedicata alla molitura dei cereali, nonché depositaria di un’antica sapienza idraulica, tramandata dai greci, innovata dagli arabi e perpetuata dai normanni.

mondo 09Definitivamente abbandonati negli anni ’60, la loro realizzazione era connessa oltre alla proprietà dell’area, anche alla disponibilità di fruire del corso d’acqua (questo perché il diritto di “salto d’acqua” era una tassa da corrispondere al Regio Demanio per la fruizione dell’acqua pubblica che animava i mulini), quanto alla capacità economica di poter garantire una regolare funzionalità delle strutture molitorie da assoggettare a riparazioni e interventi frequenti. Per tutto il Medioevo, il diritto dell’acqua disegnò la mondo 17fisionomia di un territorio gestito in un accordo di tacita condivisione tra potere regio ed ecclesiastico, dove nella spartizione entravano donazioni e regalie a nobili feudatari in cambio di servigi, rivendicate poi da eredi o successori fin oltre l’Ottocento. Quest’ultime spesso e volentieri originavano molteplici contenziosi fra i richiedenti di nuove concessioni per “il salto d’acqua” con cui alimentare i mulini in costruzione.